Dalla crinolina al Būrqīni: 130 anni di moda sportiva femminile

Dalla crinolina al Būrqīni: 130 anni di moda sportiva femminile

Erano anni in bianco e nero quelli in cui le donne iniziarono a praticare sports.

A cavallo tra la metà del XIX e gli inizi del XX secolo il ciclismo, il tennis, il tiro con l’arco, il nuoto, l’equitazione, il canottaggio diventavano discipline praticate non solo dagli uomini ma anche dal gentil sesso. Se i signori scoprivano le tecniche della boxe, del calcio, del tiro a segno e del golf, le signore abbigliate elegantemente con tanta classe ed eleganza si affacciavano timidamente all’attività fisica non solo a livello amatoriale.

Dato che le donne si erano emancipate era necessario rivalutare, e in parte rivoluzionare, anche l’abbigliamento. Un vestito da cocktail o i cappelli dalle larghe falde sicuramente non erano adatti tanto meno comodi e consoni a determinati sports. Ad esempio colei che amava tirare con l’arco portava sempre un abito stretto e scomodo che doveva mettere in risalto le linee del corpo. Anche il cappello era importante, per proteggere la pelle dal sole dato che l’abbronzatura a quei tempi simboleggiava l’appartenenza al ceto proletario.

La tennista dell’epoca indossava un cappello così scomodo che, in certe occasioni, rischiava di compromettere la concentrazione durante le gare. La gonna, larga, le permetteva una certa agilità nella corsa. Le giacche invece marcavano il punto vita esaltandolo in stretti cinturini.

Le canottatrici indossavano lunghe gonne scomode, da sistemare nelle canoe, e pericolose perché se una delle atlete fosse caduta disgraziatamente in acqua sarebbe stato davvero difficile soccorrerla.

Uno degli sport più amati dalle donne era l’equitazione, in questo caso il completo era composto da una gonna a strascico da tenere ben salda con la mano essendo seduta di fianco sulla sella quando andava a cavallo. La giacca strizzava letteralmente il vitino da vespa in quando doveva mostrare le curve attraenti e femminili. L’amazzone indossava anche un cappello.

Dopo il 1890 comparvero i primi completi confezionati per le cicliste: calzoni alla zuava che coprivano le gambe fino alle ginocchia e una corta tunica che copriva i fianchi burrosi.

Dobbiamo aspettare il 1930 per un rivoluzionamento dell’abbigliamento sportivo femminile perché si aggiunsero all’elenco sport ‘maschili’ come la boxe, il golf e il bowling. La seconda guerra mondiale bloccò l’evoluzione e la produzione di outfits – diremmo oggi – sportivi.

Non appena il secondo conflitto terminò, con l’avvento dei gloriosi anni ’50, gli abiti diventarono più comodi, leggeri e adatti a fare attività fisica: questi sono i decenni in cui nacquero i pantaloncini corti, la maglietta a maniche corte, la canotta, il top e le scarpe da ginnastica.

Oggigiorno praticità, comfort e velocità sono gli aggettivi esatti per poter esprimere le qualità essenziali dei capi di abbigliamento sportivi.

In un mondo sempre più dinamico e interculturale anche sports apparentemente distanti da certe culture e spiritualità hanno varcato la soglia. È così che anche le donne musulmane, spesso castigate immotivatamente dall’opinione pubblica occidentale, indossano indumenti sportivi che non offendano le sacre scritture islamiche. Il velo – hiğāb – viene sostituito da un copricapo mentre i costumi da bagno vengono conservati alle spiagge californiane per dare sfoggio al būrqīni. In sports meno “pericolosi” per l’etica spirituale, come la boxe, le donne arabe-musulmane, soprattutto le coraggiose afġane, amano fieramente il velo da portarlo persino sul ring!

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Maria Carola Leone

"Maria Carola, anima in continua evoluzione. Amo la cultura e le tradizioni, i profumi e i sapori del matrimonio. Curiosa e dinamica con un forte senso eclettico".

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