La convivenza pacifica di culture e identità ‘altre’ in Germania, tra orientalismi ed europeismi

Il governo della Repubblica italiana e il governo della Repubblica Federale tedesca firmarono, nel 1955, l’accordo per il reclutamento e il collocamento di manodopera italiana nella Germania federale. Le trattative che permisero l’accordo furono di natura nazionale e internazionale. Il flusso emigratorio che fu conseguente, fu entrato in vigore dalla libera circolazione dei lavoratori nella Comunità Europea Economica. Se la prima fase della migrazione fu ‘assistita’ perché organizzata a livello istituzionale dai centri di emigrazione, la seconda fu caratterizzata dalla circolazione e dal reclutamento indipendente nonché libero da qualsiasi potere di mediazione.

In quegli anni furono moltissimi i lavoratori italiani che si spostarono in Europa, Francia e Inghilterra tanto quanto la Svizzera furono i paesi principali che accolsero i nostri connazionali, e la Germania in questo senso fu determinante nel processo di reclusione lavorativa.

Ponte di Colonia

Terra di contraddizioni è questa la patria della Cancelliera Merkel che ha visto figure auree come Giulio Cesare il quale apprezzava tutti i territori del Reno e Quintilio Varo che si coalizzò con delle tribù germaniche guidate dai Cherusci, mentre la caduta dell’Impero romano vide il territorio appartenere al Sacro Romano Impero.
Dal 1500 grazie al rivoluzionario Martin Lutero, la Germania si proclamò ufficialmente terra di tolleranza, all’epoca religiosa oggi anche culturale, fino ai giorni d’oggi.

Colonia forse, insieme a Berlino, è una sintesi di bellezza e magnanimità tra identità e culti diversi che ha ospitato dagli anni ’60 del novecento, e continua a farlo, numerose percentuali di immigrati provenienti dall’Italia.

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Immersa nell’affascinante Westfalia, Koln viene ricordata, generalmente, per il delicato profumo dell’acqua – inventata da un italiano J.M. Farina – e per le reliquie dei corpi dei Re Magi portati da Milano nel 1164 e custoditi nel Kolner Dom. Il centro storico di Colonia, situato a sinistra del Reno, è forse il luogo più visitato della città insieme alla Cattedrale simbolo dei fasti gotici dell’architettura tedesca ed europea.
Facendo una passeggiata in centro – innenstadt – è piacevole perdersi nelle case colorate addossate le une alle altre su pavimentazioni irregolari e caratteristiche in cui è possibile scoprire il rinascimentale Municipio Rathaus e molteplici edifici religiosi tra cui spicca la chiesa di San Gereone che per la sua magnificenza può essere paragonata al nostrano duomo di Firenze o all’attuale moschea di Istanbul. Ricca di quartieri bohémiens in cui piccoli atelier, gallerie d’arte, caffetterie e librerie, Colonia è un sunto di modernità in cui occidente e oriente vivono nella società di oggi armoniosamente. Se vi spostare nei quartieri di Deutz o Eigelstein è facile trovare, nei pomeriggi primaverili, supermercati e strade in cui turchi o arabi intrattengono rapporti sereni con l’uomo occidentale.

La convivenza pacifica in Germania è frutto di una politica cosmopolita tutta nord Europea, senza alcun dubbio, e gusto tollerante verso ‘l’altro’, il diverso.

Caratteristici sono gli ateliers di moda orientale, le cui scritte semitiche abbelliscono come bassorilievi le architetture novecentesche, scintillanti a causa della grande quantità di abiti da sposa in essi contenuti.

A Colonia orientalismo, detto alla Said, e occidentalismo finiscono per unirsi in un legame non solo estetico ma soprattutto relazionale. Di fatti molte, quasi tutte, sono le strutture scolastiche, private e non, che vedono crescere dai 6 ai 19 anni (un po’ come gli istituti comprensivi italiani) le giovani generazioni dai tratti esotici che sono ormai tedesche per cittadinanza e che vivono un ibridismo culturale unico al mondo. È facilissimo trovare delle famiglie, dalle origini etniche differenti, conversare amabilmente in uno dei cafés più chic alle sponde del Reno.
Bisognerebbe soltanto prendere esempio da questa tranquilla ma pittoresca realtà tedesca e renderla nostra in quanto la molteplicità di credi, famiglie e culture può arricchire una contemporaneità ‘globalizzata’ e quasi asettica.

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Maria Carola Leone

"Maria Carola, anima in continua evoluzione. Amo la cultura e le tradizioni, i profumi e i sapori del matrimonio. Curiosa e dinamica con un forte senso eclettico".

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