Profumo di ambra, paesaggi incantati e tante tradizioni sono i protagonisti del matrimonio musulmano.
Contratto giuridico o vero amore?

 

“Chi può permettersi il matrimonio, si sposi.
Ciò infatti è molto meglio agli occhi della gente e più sicuro per l’intimità”.
(Sunna, Profeta Maometto)

Immaginate una cornice d’oriente fatta di palme, deserti dorati, palazzi dai colori marmorei e due giovani abbigliati con stoffe morbide e impalpabili dalle sfumature accese ricche di decorazioni e pietre preziose ricamate con maestria. Una settimana di festeggiamenti in cui si consumano pietanze dai sapori forti e contrastanti. Sono questi i caratteri principali del marriage mediorientale.

Oltre a questa meravigliosa trama degna de “Le Mille e Una Notte” sarebbe bene specificare che nella religione musulmana il matrimonio è un contratto (verbale o scritto) stipulato tra un uomo e una donna.

Essi esprimono, davanti ad almeno due testimoni, il loro desiderio di vivere la vita insieme.

L’Imam, la guida spirituale islamica, viene incontrato un mesetto prima della cerimonia della coppia. Il matrimonio solitamente è celebrato nella moschea (masğid) o nel domicilio degli sposi, in entrami i casi si firma un certificato che attesti quanto accaduto.
Prima della cerimonia, gli sposi si accordano su una cifra detta donativo nuziale (mahr) che il marito dovrà dare alla sua amata. Idealmente, la cifra sarà specificata nel momento in cui i due esprimono la volontà di vivere insieme all’interno del contratto. Il donativo nuziale è un regalo che l’uomo fa alla sua sposa e che testimonia l’impegno eterno di questa relazione, inoltre, egli si impegna a provvedere ai bisogni materiali della sua amata. Il tutore della donna sposa i fidanzati chiedendo loro che desiderano vivere insieme come marito e moglie oppure sono i fidanzati stessi a confermarlo.

MATRIMONIO MUSULMANO

Una delle questioni più delicate e controverse del matrimonio musulmano è il ripudio.

Lontano dalla cultura occidentale e dal cristianesimo questa clausola è legittimo nell’Islam, tant’è che esiste un verso del Corano che descrive il ripudio però come atto meno desiderabile permesso tra le persone.

Nel momento in cui avviene, l’uomo permette di far restare a casa la moglie dopo il divorzio (fino alla fine del ciclo mestruale o per tre mesi). Durante questo periodo la coppia è ‘separata in casa’, detta all’europea, cioè divorziata ma vive nello stesso tetto. Gli ulama – gli studiosi del Corano – affermano che il motivo principale è che le decisioni della donna (influenzate da cambiamenti ormonali) potrebbero degenerare in forti e accese discussioni non garantendo la ‘civiltà’ del termine del matrimonio. L’uomo è obbligato a dare la donna il mahr, circa la metà, del dono matrimoniale.

Nel Corano, specificatamente nei seguenti versetti, troviamo interessanti spunti di riflessione circa la modalità di divorzio nel caso in cui la donna sia gravida o abbia partorito.

 

 Corano 2:228-232, 236, 237, 241 e 65:1-7. Vedi anche 4:35.

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Maria Carola Leone

"Maria Carola, anima in continua evoluzione. Amo la cultura e le tradizioni, i profumi e i sapori del matrimonio. Curiosa e dinamica con un forte senso eclettico".

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