Sulle orme di Raffaello scopriamo il matrimonio durante il XVI secolo

Sulle orme di Raffaello scopriamo il matrimonio durante il XVI secolo

La storia ci ha insegnato che il sacro vincolo del matrimonio non è stato da sempre un avvenimento ricco di sentimentalismo e romanticismo, inteso nei termini contemporanei. Diversamente è stato considerato come un ‘contratto’ stipulato tra due soggetti, provenienti da grandi casate, che aveva un iter molto lungo e difficoltoso che non teneva conto del sentimento tra i due. Bisognerebbe dire che il matrimonio era un fatto pubblico e come tale prevedeva un processo giuridico che potremmo suddividere in tre momenti principali: 1) l’accordo preliminare (privato), 2) il Pacta Sponsalia, 3) il Matrimonium.
L’età della sposa variava dai 14 ai 18 anni, cifre impensabili oggi ma contestualizzando all’epoca le donne non arrivano facilmente ai quarant’anni, mentre il marito poteva avere 10 anni in più della consorte e doveva essere dotato di grandi beni e di una posizione sociale molto alta. Ritornando alle tre fasi della preparazione alla cerimonia possiamo affermare che le prime due riguardavano ciò che nel 2016 chiameremo la burocrazia interna (tra i due coniugi) ed esterna (la Chiesa), l’ultima fase invece è la più interessante.

Le fasi della festa di nozze

La festa di nozze si celebrava anche a casa dello sposo e si divideva in tre momenti: il consenso per verba de presenti di fronte al notaio e ai testimoni dei due sposi, inmissio anuli e consumazione delle nozze.

Agli inizi del 1500 il rapporto sessuale non avveniva mai la stessa giornata del sacramento per rispetto dell’aspetto religioso, ma col passare del tempo – soprattutto nel veneziano – si era diffusa l’abitudine di esibire fuori il lenzuolo sporco di sangue prova dell’avvenuta consumazione e della legittimità del matrimonio.

È proprio in questo contesto socio-storico che Raffaello decise di dipingere nel 1504 una delle tele più conosciute del rinascimento a livello mondiale che aveva come tema proprio il matrimonio.

L’opera in questione si chiama ‘Lo sposalizio della Vergine’, un olio su tavola di grandi dimensioni (174×121 cm), commissionata dalla famiglia Albizzini di Città di Castello. Questo è il primo dipinto datato e firmato dall’artista marchigiano: sull’architrave del tempo si trova la firma ‘Raphael Urbinas’, sui pennacchi invece dell’arco si trova la data ‘MDIIII’. Tradizionalmente i critici dell’arte mettono a rapporto questo dipinto con ‘La consegna delle chiave a San Pietro’ conservato nella Cappella Sistina, entrambe le opere presentano importanti analogie nella composizione scenografica.

Il dipinto di Raffaello affascina e colpisce per la precisa raffinatezza dell’equilibrio compositivo e la raffigurazione spaziale degli attori in esso presenti.

La parte alta della pala e quella bassa sono collegate dalle tarsie dei pavimenti che aiutano la fuga prospettica. In primo piano vi è il sacerdote e i due sposi, la Madonna, affiancata da alcune donne, e San Giuseppe con al fianco degli uomini. Defilato, a metà della tela, vi è un uomo che spezza col ginocchio un bastone (probabilmente si tratterebbe di un pretendente della sposa che durante le nozze dimostra pubblicamente di cessare a mostrare interesse verso la giovane).

Vi si trova anche il tempio popolato da due gruppetti di persone, in uno vi è un uso molto curioso del rosso, e all’estero della struttura vi si trova una figura in controluce da sinistra e due individui da destra. Le figure sono scalate nelle dimensioni e conferiscono profondità dal primo piano e secondo.

Invece per quanto concerne l’uso della tavolozza cromatica e della luce che garantisce un’atmosfera brillante e ariosa.
Raffaello utilizza sicuramente come soggetti del quadro due figure religiose importanti (la Vergine Maria e San Giuseppe) per questa tematica così importante, ma l’ambientazione tanto quanto le costruzioni architettoniche e i colori in esso presenti sono contemporanei alla sua epoca storica.

Immaginiamo quindi un matrimonio ‘ingessato’ nelle pratiche che però presenta quella magia di un futuro ancora da scrivere come nella nostra società 2.0.

 

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Maria Carola Leone

"Maria Carola, anima in continua evoluzione. Amo la cultura e le tradizioni, i profumi e i sapori del matrimonio. Curiosa e dinamica con un forte senso eclettico".

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