Che cos’è l’obbligo di fedeltà?

Diritti e doveri matrimoniali tra legge, morale e tradizione

Nelle ultime settimane si è parlato spesso, e con notevole vivacità e fervore, della questione dell’obbligo di fedeltà tra partner, in seguito alla sua eliminazione dal testo originario del ddl Cirinnà (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”) causata da accese polemiche e disaccordi tra parti politiche.

Sebbene espunto dalla disciplina delle unioni civili, l’obbligo di fedeltà rimane valido per i matrimoni tra coniugi di sesso diverso – ma qual è il suo significato concreto? Che valenza ricopre nel complesso quadro normativo del matrimonio civile italiano?

Nel nostro paese, il matrimonio come atto giuridico trova disciplina nel Titolo VI del Codice Civile. L’articolo 143 del Codice, elencando i diritti e i doveri che nascono dall’unione matrimoniale, sancisce che “dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”.

La nozione di fedeltà tra coniugi ha portata assai ampia; sconfinando dalla sfera puramente sessuale, non si limita a biasimare il tradimento, bensì suggerisce in capo ai partner una vera e propria responsabilità di prendersi cura l’uno dell’altro. L’art. 143 , integrato da una consolidata interpretazione giurisprudenziale, dipinge un saldo vincolo di rispetto reciproco tra consorti – un impegno a non tradirsi, ancor prima che nel corpo, nella fiducia. Fedeltà intesa dunque come devozione, dedizione e lealtà, più che come mera astensione da relazioni extraconiugali.

Che cosa accade se tale obbligo viene infranto da parte di uno dei partner?

Le conseguenze pratiche della violazione dell’obbligo della fedeltà hanno natura principalmente patrimoniale, e si esplicano in sede di separazione giudiziale tra coniugi. L’articolo 151 del Codice sancisce come il giudice, su specifica richiesta e dopo una scrupolosa valutazione delle circostanze, possa addebitare la separazione ad uno dei due partner; il coniuge in questione, colpevole di aver violato con comportamenti gravemente irrispettosi uno o più tra i fondamentali doveri ed obblighi matrimoniali (tra cui quello di fedeltà), viene qualificato diretto responsabile della crisi di coppia.

Come più volte ribadito dalla Corte di Cassazione, la sola infedeltà del consorte non è presupposto sufficiente per l’addebito: è anche necessario dimostrare che il tradimento sia ragione primaria della rottura dell’unità matrimoniale. Deve sussistere, insomma, un nesso di causalità tra infedeltà e crisi coniugale.

L’addebito di separazione ha esiti prettamente economici: tra le varie conseguenze, il coniuge colpevole e privo di reddito adeguato perde del diritto all’assegno di mantenimento corrisposto dall’ex partner – fatto salvo, se ne ricorrono i presupposti, il diritto agli alimenti. Vanno perduti, inoltre, i diritti successori nei confronti dell’ex coniuge (fermo restando il diritto ad un assegno vitalizio se il coniuge a cui è stata addebitata la separazione godeva degli alimenti a carico del partner defunto).

Alcuni senatori del Partito Democratico hanno recentemente proposto di eliminare il riferimento all’obbligo di fedeltà anche dalla normativa riguardante i matrimoni tra persone dello stesso sesso, etichettandolo come retaggio di una visione ormai arcaica e superata del matrimonio; secondo i sostenitori di quest’iniziativa, sarebbe necessario separare la morale personale dal diritto positivo e rimettere qualsiasi scelta di fedeltà al libero arbitrio del singolo individuo.

A che esiti porteranno tali istanze di modernizzazione, condivisibili o meno, è ovviamente ancora ignoto: c’è chi parla di una lenta ma progressiva erosione dei principi cardine del matrimonio tradizionale, uno smantellamento dei connotati che da sempre lo caratterizzano, prima ancora che come atto giuridico, come tempio sacro di rapporti sociali e culturali. Altri, invece, si schierano dalla parte del progresso, patrocinando una maggiore apertura a nuove concezioni della famiglia, cercando di soffiare via la polvere da vecchie leggi, convenzioni, prospettive. E poi ci sono le vie di mezzo, gli approcci compromissori, le posizioni di chi ancora non ha scelto da che parte stare e, per il momento, preferisce restare a guardare.

Ancora una volta, alla luce di queste diatribe, il matrimonio si conferma come specchio della società moderna: ne riflette le contraddizioni, il naturale evolversi in sincronia coi mutamenti dei tempi e della sensibilità di massa.

In fin dei conti, a prescindere dalle previsioni normative, nessuno negherà mai l’importanza della lealtà affettiva e spirituale tra due innamorati. Intesa in questo senso, che la legge la imponga o meno come vincolo giuridico, la fedeltà rimane il cuore pulsante di qualsiasi unione stabile ed equilibrata, cristallizzata nell’Olimpo dei valori immortali che nessun emendamento, mozione o proposta di legge sarà mai davvero in grado di deprezzare.

Eleonora Guaragna

21 anni, studentessa di Giurisprudenza e ninfa dei boschi in incognito. Vivo in un mondo tutto mio, romantico, misterioso e incantato, in compagnia dei miei gatti e di un'immancabile tazza di tè caldo.
Eleonora Guaragna
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