vescovo valentino

Il vescovo Valentino

 

Partiamo dall’etimologia del nome Valentino: che sta bene, sano, forte, robusto. Proprio come il vero amore!
Al Santo sono legate molte leggende, ma la veridicità della sua esistenza è rafforzata dalle fonti storiche: cittadino e Vescovo di Terni dal 197 d.C., noto per l’integrità della sua vita, venne chiamato da un certo Cratone, oratore greco e latino, affinché gli guarisse il figlio, infermo da anni. Ecco, che il miracolo si compie. Imprigionato sotto l’imperatore Aureliano, il vescovo Valentino fu decollato a Roma il 14 febbraio del 273 d.C.

La festa del Vescovo e martire è legata (come molte altre ricorrenze cristiane), al culto pagano del dio Pane, di Fauno e Luperco, come inno alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità.

La data stimata al 15 febbraio, viene così anticipata, e al Santo degli innamorati, dedicata.
Si narra che Valentino fosse amante dei fiori, in particolare, delle rose, che amava regalare agli aspiranti sposi, in segno ben augurale, di una lunga e felice vita coniugale. Dunque, agli innamorati è bene ricordare che esiste un santo protettore: miracoloso e persino romantico. Alle donzelle in cerca di marito la preghiera a San Giuda Taddeo, alle coppie in odore di matrimonio, San Valentino e da qui, una bella storia, da leggere la sera del 14 febbraio, fra petali profumati e cioccolatini.

Mi vuoi sposare?

Alla messa della domenica mattina, la bella Elena non poteva mancare. Gonna lunga, capelli raccolti, profumo di lavanda nei capelli: ragazza un po’ all’antica, ma con le idee ben chiare. La laurea,il lavoro in ufficio, spesa il sabato mattina, un’ amica del cuore dai tempi del liceo, no fumo, no alcool. Con grande disperazione di padre e madre, incontra il peggiore degli uomini: bello da morire, vita spericolata, tre bocciature, congiuntivi in ordine sparso.
Ma al cuor non si comanda e quindi il fidanzamento procede, fra le lacrime dei genitori distrutti dal dolore (una laureata sposa un laureato!) ed i teneri bacetti che la bella signorina, offre al fremente giovanotto, abituato a ben altre situazioni.
E’ di nuovo domenica, e all’uscita dalla chiesa, ecco il moroso che con aria intrepida, invita la fidanzata ad un pranzo al ristorante, poi, chissà…
Mangiano benissimo e il locale è proprio chic, Elena è allegra, loquace, speranzosa. La proposta per il pomeriggio è una bella passeggiata in montagna. Certo, la gonna col tacco non ci azzecca, ma l’idea di fare quattro passi all’aperto è proprio invitante.
Camminano e tanto, salita, sassi, sole…pochino. Arrivano ansimanti in un bellissimo prato, con bambini che corrono felici, altre coppie d’innamorati, e amanti degli aerei da modellismo.
Zim, zum, zam, il rumore degli apparecchi è assordante, ma il giovane di belle speranze è soddisfatto dell’ottimo programma, mentre Elena sente il freddo pungente del 14 febbraio.
Tutto accade in pochissimi istanti, e il “Mi vuoi sposare?” si perde nell’attimo stesso in cui un aereoplanino infernale si abbatte sul prato. Panico, urla e Superman che cerca affannoso tra i fili d’erba. Ci vogliono tre secondi per distruggere un grande amore. L’anello di fidanzamento è dato per disperso (speriamo si sia paracadutato)  e l’originale promessa di nozze, rimane muta. Un laureato sposa una laureata! Forse.

Sara J

"Amo le spose, la seduzione dei loro abiti morbidi e profumati,ma ancora di più…amo il loro coraggio!"
Spazio semi-serio per accogliere le storie più belle e le avventure rocambolesche del giorno del Sì, dal Polo ai Caraibi.
Sara J
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